Indice

Storia

LEGA LOMBARDA

 

Alle radici della Lega: come eravamo.
"Lombardia Autonomista", anno IV, n. 20, dicembre 1996

"SCUOLA COLONIALE BASTA!"

Spaventa i partiti romani
l’appello di LEGA LOMBARDA, LIGA VENETA e PIEMONT

 

"Scuola coloniale, basta!", il manifesto che chiede rispetto per le nostre parlate, posto di lavoro per i nostri insegnanti e una scuola che crei uomini liberi ha allarmato Roma.
Ecco allora interi Consigli Comunali approvare mozioni sul razzismo dei movimenti autonomisti; ecco allora a montare il "caso" i più grandi quotidiani, dal Corriere della Sera a La Stampa, a Il Giornale con giornalisti che conosciamo da tempo per i loro articoli di totale ostilità contro i movimenti autonomisti.

D’altra parte non è un segreto che la stampa cosiddetta indipendente è in realtà stampa di regime, strettamente legata ai partiti romani, per cui è inutile aspettarsi da essa autonomia di giudizio.

L’ultimo attacco in ordine di tempo, almeno finora, è stato quello di un esponente del PRI, un avvocato meridionale residente a Milano che, evidentemente alla ricerca di un attimo di pubblicità, ha presentato un esposto alla procura milanese in cui ipotizza per quel manifesto.. l’istigazione all’odio antinazionale e simili reati di comodo.

Oltre ad autorevoli organi di informazione ed al tentativo di criminalizzazione portato avanti da un uomo del partito di Spadolini, anche sul fronte più propriamente politico le cose non vanno meglio.

Dovreste ad esempio vedere come si arrampicano sugli specchi i rappresentanti dei partiti romani quando chiediamo la solidarietà sull’ordinanza del Pretore di Saronno che aveva disposto il sequestro di tutti gli stampati della Lega Lombarda "ovunque si trovino" nel presente, passato, futuro con un provvedimento degno del più rigoroso sistema dittatoriale, per reprimere e prevenire "idee illegali". (Capito? L’Autonomia e i diritti dei Lombardi sarebbero "idee illegali").

A parte il fatto che illegittima è risultata innanzitutto l’ordinanza del Pretore che il Tribunale della Libertà ha ributtato immediatamente, dichiarando tra l’altro "abnorme" la decisione di sequestrare per il futuro, a nessuno deve sfuggire che qui viene addirittura messo in discussione il diritto alla libertà di opinione e di espressione garantito dalla Costituzione Repubblicana.

Non è un caso che gli articoli del Codice Penale a cui questi signori si appellano gravitino attorno all’art. 271 C.P., mai applicato durante la Repubblica e già inserito , come articolo da emendare, nella riforma stralcio del Codice Penale presentata lo scorso luglio alla Camera. Sempre sull’art. 271 C.P. (depressione del sentimento nazionale) il "Manuale di Diritto Penale" dell’Antolisei riporta testualmente che è stato inserito nel Codice Penale del ministro Rocco PER COLPIRE GLI AVVERSARI POLITICI DEL REGIME FASCISTA.

Sono tutte cose che i partiti sanno, ma tutti egualmente non battono ciglio perché, come è sfuggito di bocca ad un rappresentante politico nella commissione dei capigruppo del Consiglio Provinciale di Varese, prendere in merito la posizione che la democrazia imporrebbe, è contrario all’opportunità e agli interessi dei partiti romani.

Ah! Povera democrazia, in che mani sei finita!

Gli Ordini del Giorno e le Mozioni sull’art. 271 che noi presentiamo, scivolano così di riunione in riunione, ogni volta per un cavillo diverso, con i partiti che , spaventati dal degrado a cui hanno condotto la democrazia, cercano di barattare il nostro silenzio sull’episodio in cambio del loro silenzio sul "razzismo" della Lega Lombarda. Roba da matti!

Tutto ciò, comunque, non ci stupisce e non ci spaventa: i manifesti firmati dalla Lega Lombarda, Liga Veneta ed Union Piemonteisa hanno palesato l’emergere di una grande coscienza popolare che è cementata dall’alleanza delle tre forze per la libertà.

Logico che chi da sempre difende i privilegi e pretende di farla da padrone in CASA NOSTRA cerchi di colpirci.

Ma la nostra gente ha ben capito dove sta la ragione.

L’appuntamento è alle prossime elezioni quando sarà l’occasione giusta per contarci e dovremo essere in tanti perché siamo stufi di subire passivamente, siamo stanchi dei razzisti che gridano al razzismo, siamo stanchi dei democratici di facciata per i quali libertà e liberticidio pari sono.

Scusate, ma sono poi veramente passati i tempi dell’inquisizione? E, diteci, vivono ancora il ministro Rocco e suoi giannizzeri? E i terminali del "Grande Fratello" di Orwell dove sono nascosti?

Lombardi, la vittoria non sfuggirà e sarà grande.

Umberto Bossi





a milano 15.000 sfratti

Lo sfrattato vale meno

di un immigrato

Dopo anni di continue proroghe la vicenda degli sfratti per finita locazione o per necessità del proprietario è arrivata al suo naturale epilogo. A Milano sono ben 15.000 gli sfratti programmati nei prossimi mesi e gli ufficiali giudiziari, spesso con l’aiuto della forza pubblica, sgombrano gli inquilini al ritmo di decine al giorno.

Indubbiamente pesa su questa situazione l’"equo canone", una legge di compromesso che ha prodotto, nella maggior parte dei casi, soprattutto un’altissima conflittualità giudiziaria tra inquilini e piccoli proprietari, spesso in identiche condizioni di reddito.

Ma a Milano altri sono gli aspetti che hanno senz’altro contribuito ad aggravare e a drammatizzare il terremoto degli sfratti.

La principale responsabilità è certamente della politica della casa attuata dai partiti romani.

Fa parte di questa politica, ad esempio, il provvedimento di sanatoria di cui hanno beneficiato fino al 1983 ben 2.500 occupanti abusivi, in gran parte di origine meridionale, entrati con forza e con frode negli appartamenti I.A.C.P.

E’ pure conseguenza di questa politica un altro migliaio di occupanti abusivi dopo l’83, così come l’alto tasso di morosità d’affitto degli inquilini dello I.A.C.P., nonché il dilagare della pratica del subaffitto.

Quanti cittadini rispettosi delle leggi hanno perso il diritto alla assegnazione dell’alloggio, pagando sulla loro pelle l’inettitudine, per non dire di peggio, di chi avrebbe dovuto far rispettare le leggi?

Considerazioni che non sembrano interessare più di tanto la Giunta Comunale che, mentre si sobbarca il mantenimento di oltre 2.500 sfrattati negli alberghi cittadini, si accontenta di ottenere dal governo di Roma un provvedimento di graduazione degli sfratti e uno slittamento della data di sfratto, che tutt’al più rinviano il problema di qualche mese.

E’ evidente che i partiti romani rappresentati nella Giunta Cittadina non hanno nessuna intenzione di mettere in discussione uno degli aspetti più paradossali della legge regionale sulla disciplina dell’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare.

Questa legge attribuisce 4 punti a chi è nella semplice condizione di sfrattato, e da 6 a 7 punti a chi ha la residenza in una località lontana più di due ore con ordinari mezzi di trasporto ed è in condizione di coabitazione e di sovraffollamento. Vale a dire la condizione di un immigrato degli anni ‘60, quando per intenderci non c’erano 300.000 disoccupati in Lombardia.

Ai rappresentanti della partitocrazia non interessano molto gli sfratti di tanti anziani milanesi, buttati fuori dalle vecchie case del centro di Milano e abbandonati a sé stessi.

Certamente una classe politica sbagliata, che non si è ancora accorta che è finito per sempre il modello di sviluppo basato sulle immigrazioni e che le leggi che regalavano la casa popolare all’immigrato, discriminando il residente, devono essere sostituite.

I nodi vengono dunque al pettine e la mancanza di autonomia si fa sentire così pesantemente da urtare i più elementari sentimenti di giustizia e di buon senso.

Solo una condizione di autonomia potrebbe cancellare queste leggi ingiuste e punitive nei confronti dei Lombardi. Ma per ottenere l’autonomia bisogna lottare. Roma e i suoi partiti non ci regaleranno niente.

Roberto Ronchi







La truffa delle pesche nel Sud

Rubati 10 miliardi alla cee

Gli autonomisti hanno sempre sostenuto l’erroneità della politica agricola della Comunità Economica Europea che, sbalestrata com’è a concedere privilegi al Meridione, castiga pesantemente i produttori lombardi.

Ma la politica agricola della Cee non solo è sbagliata, ma facendo acqua nelle maglie dei controlli, ha permesso più di una volta che la malavita organizzata del Sud - vedi i risvolti dello scandalo del metanolo - trovasse i punti deboli entro cui inserire la propria azione delinquenziale.

E‘ quanto si è scoperto nei giorni scorsi, quando è stata scoperta l’enorme truffa messa a segno dal "re delle pesche" che tramite i contributi Aima sarebbe riuscito a truffare oltre 10 miliardi alla Cee.

E’ una tipica storia calabrese, con il classico odore di ‘ndrangheta.

La Tributaria gli è piombata addosso all’improvviso. Lui, Francesco XYZ, 55 anni, di Roccella Jonica, si era fatto ricoverare in clinica per prendere tempo e fare calmare le acque. Adesso è a Regina Coeli. E’ uno dei "cervelli" della truffa delle pesche sciroppate e dei pomodori pelati. Una truffa da 10 miliardi frodati alla Cee attraverso i contributi dell’Aima (l’Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo).

Un’inchiesta avviata due settimane fa dai carabinieri e dalla guardia di finanza e che ora promette sviluppi e coinvolgimenti clamorosi: si parla di camorra e ‘ndrangheta. Ma è un’ipotesi da accertare.

Il sistema è già noto ed è saltato fuori nel Sud più di una volta. XYZ, attraverso la sua ditta di Pomezia, la XYWK, fabbricava migliaia e migliaia di fatture, bolle di accompagnamento ed operazioni commerciali varie. Tutte, naturalmente, nel settore delle pesche sciroppate e dei pomodori pelati. Inventava grossi acquisti di materia prima presso cooperative agricole compiacenti. Poi, passava tranquillo alla cassa dell’Aima e riscuoteva i sostanziosi contributi comunitari.

La tributaria già teneva XYZ sott’occhio. Uomini della finanza si sono abilmente infiltrati nell’organizzazione ed hanno fatto delle belle scoperte. Ad esempio, 18 mila tonnellate di pesche e 16 mila di pomodori, ufficialmente acquistati dalla XYWK, non sono mai arrivati negli stabilimenti di Pomezia. O meglio, ne è arrivata solo una piccolissima parte, per di più trasportata con piccole autovetture e camion a pezzi con le targhe addirittura dimesse.

La truffa delle pesche sciroppate, insomma, si va gonfiando di giorno in giorno. Sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica, che ha ordinato l’arresto di XYZ (e nei giorni scorsi ha denunciato 4 persone a piede libero), carabinieri e finanza ammucchiano decine di rapporti su aziende di Lazio, Calabria, Basilicata e Campania.

L’ombra della mafia calabrese e dei clan camorristi incombe minacciosa.

Una serie di riscontri ne mostrerebbe la "mano". La XYWK per esempio ha evitato parecchi controlli incrociati con altre aziende consorelle. Queste, chissà come, negli ultimi giorni hanno denunciato il furto o addirittura l’incendio di tutta la loro documentazione amministrativo-contabile. Quintali di prove andate in fumo.

Roberto G. Vaglio





Precedenza ai residenti nei posti di lavoro

In Sicilia è regola

In Lombardia è proibito!

Banco di Sicilia

Istituto di Credito di Diritto Pubblico

Patrimonio e fondi rischi: L. 1.100.537.336.867

selezione per l’assunzione

di 25 impiegati di 1a CATEgoria da adibire

a mansioni di aiuto programmatore

Il Banco di Sicilia indice una selezione, riservata ai residenti nella Regione Sicilia, per l’assunzione di 25 impiegati di 1a categoria, da adibire a mansioni di aiuto programmatore.

Le modalità e i criteri per la partecipazione e l’ammissione sono desumibili dal bando, che potrà essere ritirato presso l’Amministrazione centrale in Palermo o presso le Filiali dell’Istituto. Il termine per la presentazione della domanda, da compilarsi esclusivamente sul "modulo di domanda" allegato al bando, scadrà il 15 maggio 1986.

Questa inserzione è apparsa Domenica 13 aprile sui principali quotidiani.

In Sicilia riservare i posti di lavoro ai residenti è un diritto acquisito mentre se sono i Lombardi a reclamare lo stesso diritto sono accusati di RAZZISMO.

Questa è la dimostrazione che in Italia esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. E’ inutile specificare a quale categoria appartengono i Lombardi secondo il Governo di Roma.

Ma non subiremo in eterno!





SCEGLI UNA POLITICA "A LA LOMBARDA": TRASPARENTE E ONESTA

COME LA TRADIZIONE DEL NOSTRO POPOLO CI HA INSEGNATO!





Contro la frenesia fiscale di Roma

difendiamoci con l’autonomia regionale!

"Se vuoi la pace prepara la guerra" erano soliti dire gli invasori romani. La pace che desideravano era però particolare: per averla era condizione necessaria la completa disfatta dei nemici della latinità.

Oggi i "novelli cesari" invocano la conclusione positiva della annosa battaglia contro i guasti dell’inflazione e della recessione. La fase finale di questa guerra consiste in una ulteriore e indiscriminata stretta fiscale rappresentata dalla tassa.

Chi legge sa bene che questo esempio è pertinente e non qualunquista né tanto meno demagogico.

La tassa sugli interessi di BOT e CCT ridurrà la resa effettiva dall’attuale 11-12% all’8-9% del 1987 con un beneficio per l’erario di poco meno di 9.000 miliardi sottratti al bilancio famigliare dei piccoli risparmiatori.

La tassa sulla salute preleverà il 7,5% del reddito di artigiani, commercianti, liberi professionisti ed imprenditori per un importo che copre solo in minima parte gli sprechi dovuti alla cattiva gestione del servizio sanitario.

Già nell’anno scorso le spese dello Stato sono state superiori al prodotto interno lordo: è noto a tutti, ammesso dai ministri e propagato dai mass-media, che la spesa pubblica è alta perché aggravata da sperperi, pessima amministrazione, sovvenzioni finite vergognosamente alle organizzazioni mafiose che spesso sono legate a questo o quel partito.

L’allegra brigata dei governanti romani ha forse concepito come soluzione l’ordine, la serietà e la moralizzazione della spesa pubblica? Tutt’altro; nuovi gravosi prelievi dalle tasche dei contribuenti per mantenere le fradice strutture corrotte in cui pullula il parassitismo vitale alle organizzazioni partitiche.

Dall’alto dei colli fatali, con gli occhi persi nelle faide di potere, i politici trovano comodo e tutto sommato logico infierire su chi in fondo limita la propria reazione a sporadici mugugni.

Il pensionato che integra la pensione con 2 BOT da 5 milioni si troverà nel 1987 con 400.000 lire in meno che dovranno essere detratte dal suo magro bilancio. Dato che le spese generali, luce, gas, affitto, canoni, manterranno l’attuale incidenza (sempre che non aumentino), la tassa andrà a detrimento del suo benessere: il vitto, l’abbigliamento, le piccole spese che rendono più accettabile la vita di un vecchio. A questo avevano pensato i parlamentari italiani quando quasi all’unanimità votavano la nuova gabella?

l fatto che il governo tamponi le emorragie dovute alla sbagliata gestione della cosa pubblica prendendosi gioco degli umili e degli indifesi è una cosa che riempie di sdegno e di rabbia.

Per dover di movimento indipendente ed autonomista dobbiamo mettere in guardia chi soffre gli effetti della nuova stretta fiscale: molti cercheranno in un prossimo futuro di trarre vantaggio dal vostro scontento, di incanalare la vostra protesta ad esclusivo interesse di qualche marpione di partito.

Dichiareranno una verginità che non hanno mai posseduto per portare invece acqua a quello stesso mulino che macina e disperde i soldi delle nostre tasse.

I Lombardi sanno bene che alcuni dei principali obiettivi della Lega Lombarda sono di natura economica:

- reinvestimento del 90% del gettito fiscale nella nostra Regione;

- pensionamento su base regionale.

Sono obiettivi finalizzati all’autonomia regionale che significa gestione della previdenza, della sanità, della spesa pubblica non secondo i canoni della partitocrazia romana, ma con i sani princìpi tradizionali della nostra Lombardia.

Le bugie dei partiti non sono più sufficienti a mascherare il modo vergognoso in cui ci governano.

La nostra protesta deve finalmente trovare la sua naturale cassa di risonanza nella ferma richiesta dell’autonomia del Popolo Lombardo.

Roberto G. Vaglio







LA TASSA SULLA SALUTE E’ UNA NUOVA "TASSA SULLA MAFIA"?

Proprio negli stessi giorni in cui i contribuenti lombardi sono alle prese con la famigerata tassa della salute ecco che scoppia lo scandalo delle fustelle del Sud che, stando alle circostanziate accuse, dimostrerebbe che, per una truffa colossale, lo Stato ha regalato miliardi a mafia, camorra, ‘ndrangheta, criminalità organizzata. Sul "fronte salute" al Sud questo non è l’unico scandalo: ci sono stati i 18.000 falsi invalidi e lo svuotamento delle disponibilità regionali per i ticket, senza dimenticare poi lo scandalo legale che vede il ticket del Mezzogiorno, per una sorta di diritto all’immunità su base regionale, praticamente dimezzato rispetto al nostro.

Mentre, insomma, sulla salute si accanisce uno Stato salassatore che prende certo più del sopportabile, dall’altro si viene a sapere che, sul fronte Sud, la mafia ha aperto una voragine.

Nel contribuente salassato del Nord si è fatta ampiamente strada l’ipotesi che questa nuova tassa sia stata in qualche modo inventata per tappare le crepe che la putrida talpa mafiosa ha aperto nelle casse della sanità.

Insomma, la gente vede questa tassa come una tassa sulla mafia. Come dire che dobbiamo pagare l’incapacità dello Stato ad aggredire e distruggere il mostruoso ragno che tesse la sua tela di potere ormai dal Sud al Nord.

E non basta.

Incapace a programmare, impegolato nell’assistenzialismo e el buco senza fondo di partecipazioni statali decotte o di Casse del Mezzogirno sciolte di nome ma inghiotti-miliardi a pieno ritmo di fatto, lo Stato non trova di meglio che spremere in modo pesante chi lavora, chi prodduce, chi onestamente si guadagna da vivere.

E’ ben vero che oggi il fisco al servizio di interessi lontani dai nostri bisogni reali è la nuova schiavitù: ogni cittadino che lavora, dipendente o autonomo, ha diritto a raccogliere i frutti del suo sacrificio. In realtà oggi lo Stato preleva, tra fisco e contributi, il 47 per cento del reddito. Come dire che ognuno di noi che lavora, suda fino al 26 giugno di ogni anno per lo Stato. Stato sprecone e, tra l’altro, che mostra di avere sempre un occhio di benevolo riguardo per coloro che godono, non ci stancheremo mai di ripeterlo, della fortuna di essere residenti o originari di certe regioni dove l’abuso edilizio gode comunque di rinvio nei condoni, dove contributi piovono senza fine, dove il posto sostituisce il travaj.

Se il cittadino vede la nuova tassa sulla salute come una tassa sulla mafia, più in generale si rende conto che questo prelievo di ricchezza dove c’è lavoro per gettarlo al vento è un’ingiustizia e un crimine. Logico che poi l’economia vada a rotoli: se si strozza chi produce (adesso con la tassazione dei BOT anche chi risparmia) si prelevano ricchezze, si impediscono investimenti, si creano le condizioni per una crisi che è dietro l’angolo.

Ma il cittadino è cosciente di queste ingiustizie, anche perché le paga sulla propria pelle, non sa che fare.

Certo mugugna, magari protesta, ma poi?

Gli Autonomisti ritengono che la protesta del contribuente debba avere sbocchi chiari e raggiungibili. Tuonare contro il fisco non basta: possono farlo magari - demagogicamente - politici dei vari partiti impegolati nei giochi di potere di Roma. E allora?

Allora è evidente a tutti che solo la conquista dell’AUTONOMIA REGIONALE può tagliare le unghie rapaci di un prelievo fiscale tanto esteso quanto ingiustificato. Con l’AUTONOMIA i nove decimi delle tasse resterebbero qui, sotto controllo, e potrebbero via via ridursi, perché noi Lombardi, da secoli, sappiamo comprimere i costi dei servizi.

L’Autonomia è ormai la sola arma di difesa del contribuente da balzelli e da appetiti parassitari.

Una Lombardia autonoma, alla pari del Sudtirolo e della Valle d’Aosta, vedrebbe diminuire le tasse e, ciò che più conta, vedrebbe finalmente i nostri soldi ben spesi.

Roberto Gremmo



LEGA LOMBARDA, LIGA VENETA, UNION PIEMONTEISA:

3 forze alleate per la libertà dei popoli padano alpini







Programma della Lega Lombarda

Per l’autogoverno della Lombardia, superando lo Stato centralizzato con un moderno Stato federale che sappia rispettare tutti i popoli che lo costituiscono.
Per la riaffermazione della nostra cultura, storia, della lingua lombarda, dei nostri valori sociali e morali. Contro ogni attentato alla identità nazionale lombarda. Perché accanto al tricolore venga sempre esposta la bandiera storica della Nazione Lombarda (croce rossa sul fondo bianco).
Per la precedenza ai lombardi nella assegnazione di lavoro, abitazioni, assistenza, contributi finanziari. Perché ogni tassazione sia uguale per tutte le regioni e non si verifichino ancora truffe come quella del "Condono" e del "Ticket" sui medicinali che al Sud costano la metà che in Lombardia.
Perché i frutti del lavoro e le tasse dei lombardi siano controllati e gestiti dai Lombardi, attraverso l’organizzazione di un sistema finanziario simile a quello in via di attuazione nel trentino e nel Sud Tirolo.
Per la difesa e un proporzionato sviluppo di industria, artigianato e agricoltura: patrimonio di lavoro e di civiltà inalienabile del popolo Lombardo.
Per un sistema pensionistico lombardo che garantisca l’intoccabilità della pensione dei nostri lavoratori, minacciata dalle numerose pensioni di invalidità distribuite nel Meridione.
Perché l’amministrazione pubblica e la scuola tornino ad essere gestite dai Lombardi e non snaturalizzate.
Perché i nostri ragazzi possano compiere il servizio di leva in Lombardia come avviene già adesso per i giovani del Sud Tirolo.
Perché la giustizia in Lombardia combatta con efficacia e con adeguati strumenti delinquenza, mafie, racket.
Contro la devastazione e la svendita del nostro territorio, plasmato e difeso dalle generazioni precedenti, patrimonio che abbiamo il dovere di trasmettere integro alle prossime generazioni.
Contro la mentalità opportunistica dei partiti romani, contro la conseguente degradazione della Lombardia.
Per la costruzione di un’Europa fondata sull’autonomia, il federalismo, il rispetto e la solidarietà diretta tra tutti i popoli, e quindi tra i Lombardi e ogni altro popolo.






LA VOS DE TUCC

Al segretario della Lega Lombarda

EL PREDICADOR DI FRAA
Lustrissim Direttor,

second mì (54 ann, pensionaa, nassuu a Biegrass), te ghe vet tropp adoss ai teroni. Te esageret on po’.

Sì, d’acord, hinn quell che hinn, on po’ per colpa soa de lor ma, tanto, per colpa de tanti alter delinquent che j hann sfruttaa e minga domà quei de la soa razza.

Quand s’è ignorant, non semper l’è perché s’è voruu restà ignorant ma, gran colpa, l’è de quei ch’hann poduu tegnitt ignorant.

E alora, perché ciapàsela inscì tanto cont i pover teroni. Quei ch’hinn chì, l’è perché hinn scappaa dal sò paes. Hann cercaa d’andà a stà mèj e questa, second ti, l’è forsi da condannà? Pruva mèttes in di sò pagn. M’hann portaa via ‘l post? Ma nanca per sogn. Hann troaa quel che numm èmm lassaa indree o èmm voruu lassagh. L’è gent brutta? Sèmm d’acord. L’ignoranza la fà minga diventà bèi. Ma fra cinquant’ann o sarann diventaa lombard anca lor, col nostr’aiutt s’intend, opur sarèmm staa trasformaa in ona tribù in estinzion, come i indian d’America. I politich? Ma chi l’è che j ha votà: numm!

E, alora, ciapèmosela con numm e basta!

Se i veri Italian gh’avesser verament verament la voeuja de stravaccà i robb, batariss che ciapàssen trenta Valdostan o altrettant Altatesìtt de mett al post de qui noeuvcent e passa onoreul che gh’è a Montecitori. Vacca, se i robb i cambiarissen!

Lega Lombarda, sì, me sta ben. Ma varda che gh’èmm in gir di omen nostran che hinn pesg di teroni.

Te saludi e fa ‘l brao.

L’Alberton - Rho (MI)



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