Alle radici della Lega: come eravamo.
"Lombardia Autonomista", anno IV, n. 7, maggio 1996
29 MAGGIO DI LOMBARDITA’
L’Italia č lo Stato, ma la nostra Nazione č la Lombardia
Anche in tempi di esasperato individualismo sono pochi a non conoscere il nome
di Pontida, legato al famoso giuramento del 1167 con cui nacque la Lega Lombarda,
il cui esercito 9 anni dopo, il 29 maggio 1176, sbaragliò a Legnano limperatore
Federico I di Svevia detto il Barbarossa. Pur se i documenti sono pochissimi e
la cronaca degli eventi resta in parte avvolta nella leggenda, Pontida e Legnano
sono diventati simboli della lotta per la libertà dei popoli perché
lo scontro tra impero e comuni lombardi non nasceva soltanto da interessi economici
ma implicava anche una diversa visione del mondo: quella della centralità
dei popoli e quindi delle nazioni contro la centralità dello Stato, quella
delluomo contro il predominio delle organizzazioni. La battaglia di Legnano
fu quindi una tappa fondamentale della lotta fra Nazione e Stato, lotta che costituisce
il filo conduttore dellintero processo evolutivo della libertà: ciò
spiega perché i nomi di Pontida e di Legnano ritornino periodicamente nella
storia. Ritornarono nel Risorgimento allorché divennero simboli della lotta
per lindipendenza dallo Stato austriaco, ritornano adesso che la Lombardia
e il Nord si preparano a rigettare il centralismo dei partiti romani attraverso
cui si realizza legemonia meridionale. Oggi come allora ci sono gravi motivi
economici, sociali ed etnici che ci impongono di lottare contro il centralismo
dellorganizzazione statale. Certo rispetto al tempo del Barbarossa e dei
"cruatt" è cambiato il tipo di lotta che oggi è politica
ed elettorale perché questa è la via attraverso cui si realizza
il nuovo colonialismo, che affonda le sue radici nel Risorgimento quando la presenza
della monarchia impedì che nascesse uno Stato federale.
"Abbiamo fatto lItalia, adesso bisogna fare gli italiani" disse
allora Cavour [in realtà si trattava di Massimo DAzeglio - nota]
indicando senza mezzi termini che lo stato postrisorgimentale avrebbe fondato
la sua legalità non sul diritto dei popoli e delle loro nazioni ma sul
sullimposizione centralista che si richiama ad una inesistente nazione
italiana. Una follia, certo, perché per generare la nazione italiana
era prima necessario cancellare e omogeinizzare i popoli incorporati nello Stato.
Una follia che non teneva conto che i popoli e le nazioni si formano nei millenni,
dalletnia e dalla comune storia e cultura. Ma una follia necessaria ad
uno Stato calato dallalto, che aveva bisogno di una nazione per alibi.
Dopo il crollo della monarchia nel 45 lidea di uno Stato Federale
venne naturalmente fuori in sede di Costituente Repubblicana, ma fu scartata
dai "padri della repubblica" che scelsero per uno Stato fondato sulle
autonomie regionali (art. 5 della Costituzione), cioè una via di mezzo
che di fatto non è riuscita a modificare il centralismo dello Stato italiano.
Oggi ciò è infinitamente più grave che in passato perché
in democrazia governa la maggioranza che, in assenza di unorganizzazione
federale dello Stato, è fatalmente una maggioranza meridionale.
In una situazione come quella italiana, dove la maggioranza etnica è
meridionale, è sufficiente quindi che un partito politico sia esteso
sullintero territorio dello Stato, perché automaticamente diventi
un partito a maggioranza meridionale e quindi uno strumento che agisce prevalentemente
nellinteresse del Sud. E per questo che noi settentrionali votando
per decenni: DC, PCI, PSI, MSI ecc. abbiamo votato per il nostro asservimento.
Ed è per questo che i partiti romani e la maggioranza meridionale temono
e contrastano i partiti regionalisti del Nord che, se si affermassero renderebbero
necessaria la trasformazione dello Stato italiano in uno Stato federale. Allora
addio alla vacca da mungere lombarda; addio ai concorsi statali "cosa nostra";
addio alle centinaia di migliaia di pensioni di invalidità fasulle; addio
ai condoni che si pagano al Nord e non al Sud; addio al colonialismo meridionale!
Egemonia meridionale che per altro è destinata ad aumentare la sua oppressione
per il forte divario delle nascite tra regioni meridionali e del centro-nord.
Il censimento del 1980 ha messo infatti in evidenza che il 40,2 per cento dei
bambini italiani nasce ormai al Mezzogiorno, contro il 17,2 nel Centro, il 18,8
nel Nord-Est, il 21,8 nel Nord-Ovest: percentuali che devono essere lette tenendo
presente che una quota non trascurabile delle nascite settentrionali è
dovuta agli immigrati meridionali. Capite tutti a questo punto perché
non cè alternativa allautonomia e al federalismo. E
in gioco la nostra sopravvivenza economica, sociale, etnica!
Non è quindi a caso che il nostro popolo stia rinascendo e che ritornino
i nomi di Legnano, di Pontida e della Lega Lombarda.
Mentre si muovono i carri nella grande pianura e nelle valli bergamasche i
giovani a 16 anni entrano nella Lega, lavanguardia colpisce già
le grandi città dove la gente è più che mai senza prospettive.
Roma, messa alle strette dallattacco dei movimenti autonomisti del Nord,
cerca di rispondere allo stesso modo di Cavour, eliminando il problema alla
radice e dichiarando che sul territorio dello Stato non esistono popoli diversi,
ma solo la nazione italiana. E questo il senso del decreto di Craxi e
Spadolini che, con il più caldo consenso di tutti i partiti romani, istituisce
per il prossimo 2 giugno la festa della nazione italiana. Ma questa volta i
romani hanno sbagliato i conti perché la tradizionale filosofia romana
del "panem et circensis" è estranea ai popoli padano alpini
che vogliono i fatti prima delle feste, soprattutto se le feste non servono
ad eliminare i privilegi della maggioranza meridionale. Dopo Pontida, lappuntamento
non è quindi quello del 2 giugno ma quello del 29 maggio perché
noi che siamo di nazionalità lombarda non possiamo festeggiare unitalianità
che significhi appartenenza ad uno Stato in cui venga cancellata la nostra identità
nazionale.
Ogni lombardo rifiuti quindi fermamente di farsi coinvolgere nella festa con
cui il padronato romano ci vorrebbe sfruttati e contenti, imbavagliati e consenzienti.
In piazza ci vadano gli altri, quelli che possono dire che Roma fa i loro interessi.
Arrivano la befana e la festa dellitalianità di Spadolini e Craxi,
ma la nostra festa nazionale continua ad essere quella della LOMBARDITA
che cade il 29 maggio da 810 anni. Così come la nostra bandiera continua
ad avere una croce rossa su fondo bianco, perché è così
da oltre mille anni.
Oggi come oggi, il tricolore massonico ci ricorda troppo il tradimento degli
ideali dei martiri del Risorgimento che furono soprattutto lombardi e che sacrificarono
la loro vita non certamente perché cento anni dopo aver mandato via gli
austriaci arrivasse il colonialismo meridionale a comandare a casa nostra.
"O voi che non ricordate, io vi rammento, io voce di Pontida e di Legnano.
(10 anni si compiono oggi e non sono nel tempo più di un battito di cuore,
più di uno sguardo subito distolto.
Ricordate, i martìri si ripetono. 810 anni ed è come ieri. Sembra
che non ci sia speranza, né onore, né coraggio. Ma una voce si
alza: uniamoci e saremo forti! Uniamoci e saremo liberi! Uniamoci e più
nessun alibi coprirà il colonialismo romano! Uniamoci e la Lumbardia
la rinasserà!".
Umberto Bossi
Oggi, come ieri, come sempre, Lega Lombarda significa LIBERTA !
Dovè finita lAlfa Romeo?
Tipica fabbrica milanese, lAlfa Romeo dopo 80 anni non è più,
o meglio si è trasferita a Napoli.
Passata allIRI, costruite le nuove fabbriche di Avellino e Pomigliano
dArco (quella famosa per lassenteismo e per il deficit impressionante),
adesso al Sud è finita anche la Direzione Generale.
Diciamo che il fatto era prevedibile, non tanto perché al Sud si producono
lAlfa Sud, lAlfa 33 e lArna, ma perché lAlfa
Romeo è una fabbrica statalizzata e, come tutto ciò che è
statale, è anche automaticamente a controllo meridionale.
A questo punto si pone una considerazione perché i partiti romani, direttamente
o indirettamente controllano circa il 60% delleconomia italiana e il fatto
che siano a maggioranza meridionale deve metterci in allarme.
Sia ben chiaro: non è che non si voglia aiutare il Sud: siamo stati
i primi a dire che il modello di sviluppo basato sulle immigrazioni è
finito e che oggi costa di meno distribuire la macchina produttiva che andare
avanti a concentrarla in ristrette aree geografiche.
Però deve essere altrettanto chiaro che ciò deve avvenire in
modo trasparente e pattuendo precise contropartite.
In altre parole, non creda Roma di portarci via le fabbriche, piantandoci sulle
spalle disoccupati e cassintegrati meridionali.
E un lusso che non possiamo permetterci perché abbiamo anche noi
moltissimi disoccupati.
Quindi: "Patti chiari: amicizia lunga"!
Ai lavoratori dellAlfa Romeo di Arese (Milano) (che fanno parte dei 240
messi in cassa integrazione il 31 marzo scorso) che invocano il ritorno della
Direzione Generale dellAlfa Romeo a Milano e che si domandano che strana
politica sia quella di una fabbrica che dichiara di voler rinascere e contemporaneamente
si priva del suo personale specializzato, dobbiamo dire a malincuore che noi
non abbiamo ancora la possibilità di interferire con le scelte romane.
Possiamo solo sottolineare e denunciare i fatti.
Soltanto dal prossimo anno, quando gli uomini della Lega saranno a Roma, potrà
essere sferrata una decisiva lotta contro certi malcostumi legalizzati. Oggi
come oggi ciò significherebbe solo finire in tribunale come ci è
appena accaduto.
I lavoratori dellAlfa Romeo toccano quindi con mano cosa significhi non
avere lautonomia di casa nostra e dipendere passivamente dalle scelte
romane.
Rodolfo Piva
LA VUS DE TÜCC
Applaudo alla Vs. coraggiosa e nobile iniziativa di giustizia. Basta! Non più
succubi di Roma!
Roma: leterna nel disbrigo - a percentuale - delle pratiche: la grande
nello spendere i soldi degli altri; Roma: la "magna"!!!
Forza, tirée semper innanz su la via del riscatt.
Auguri fervidi e saluti cordiali.
C. N. - Monza (MI)
* * *
Con questa letera ve mandi ün asegn de vint mila franc per rinuaa la mia
tesera de amis, nela speranza de pudè parlà in meneghin anca duman...
sensa ciapai!!
Ve saüdi e speri de pudè vütav un pu questann che vegn!
L. T. - Milano
* * *
Ho letto per la prima volta il Vs. giornale e subito mi sono entusiasmato.
La prima cosa che ho fatto è stata quella di iscrivermi per dare contributo
alla Vostra giusta e sacrosanta lotta. Limpegno è arduo e bisogna
portarlo avanti con coraggio; lemblema è perfetto, se posso suggerirVi
qualche cosa è che bisogna avere innanzitutto un "Inno" e un
"motto". Potreste trovarli nel "Nabucco" di G. Verdi (Va
pensiero...) e negli scritti di A. Manzoni il secondo.
LAmis P. G. - Binasco (MI)
* * *
Mi è pervenuto il n. 34 di Lombardia Autonomista e vi ringrazio.
Vi approvo e consentitemi di esprimervi che la vostra iniziativa più
che coraggiosa è eroica.
Siamo arrivati alla quasi totale sudditanza meridionale. Anche i nostri pochi
parlamentari fanno la corte ai meridionali. Sono solo dei politici preoccupati
della poltrona. Boicottiamoli!
Trovo ottimo di iniziare dalla parlata dialettale.
A. G. - Appiano Gentile (CO)
LEGA LOMBARDA, LIGA VENETA, UNION PIEMONTEISA:
3 forze alleate per la libertà dei popoli padano alpini
Oltre 40.000 dal Sud a Roma per non pagare il condono
e imporre
LIMMUNITA MERIDIONALE
Oltre 500 sindaci di comuni meridionali sono calati in massa su Roma a pretendere
privilegi per non voler applicare il previsto condono edilizio sulle costruzioni
abusive che hanno massacrato intere province con speculazioni in cui sintravede
lombra minacciosa della mafia, della ndrangheta e della camorra.
Forti del numero sono calati in massa per imporre una sorta di "impunità
meridionale" chiedendo che ancora una volta i cittadini siano divisi in
due categorie: quelli del Nord che dovranno pagare e zitti, quelli del Sud che
per una sorta di immunità per diritto geografico dovranno avere privilegi
ed esenzioni.
Questo COLONIALISMO APPLICATO da una maggioranza che pretende di dividere i
cittadini in due caste è evidente a tutti: la casta degli intoccabili
per diritto geografico, cioè gli "esenti" delle regioni del
sud; la casta dei paria pagatori e spremuti del nord che pagheranno per tutti.
I politici dei partiti di Roma , provenienti in gran parte dalle regioni che
ora pretendono privilegi, o hanno applaudito apertamente (MSI e PCI), o succubi
di questa logica hanno subito.
Noi denunciamo con forza lillegalità, la prevaricazione, la violenza
presente in questa manifestazione: sono calati in massa a dire che non vogliono
applicare le leggi dello Stato, a chiedere abusivismo generalizzato, a pretendere
occhi di riguardo che peraltro hanno amorevolmente avuto da quarantanni.
E unindecenza!
Questi quarantamila e i loro 500 sindaci facendo leva sul ricatto di voti numerosi
e in libera uscita, hanno avuto, e questo è il fatto più grave,
benevolo ascolto da parte di una classe politica che non ha avuto vergogna a
dire che sì il Nord pagherà e il Sud avrà ogni riguardo.
Perciò si avrà comprensione per gli 800.000 alloggi fuori legge
della Sicilia, per i 400.000 di Roma, per le miriadi di seconde o terze case
di vacanza che hanno distrutto (ah, Verdi, dove siete?) centinaia di chilometri
di litorali e soprattutto nessuno toccherà gli interessi della MAFIA
DELLE COSTRUZIONI che investe in speculazioni edilizie il denaro sporco che
proviene dal traffico di eroina.
Limmunità meridionale coprirà le 2.000 costruzioni abusive
intorno a Paestum, le decine di migliaia sulle pendici dellEtna, le 600
nella Valle dei Templi di Agrigento. Il Sud è tutto massacrato da lottizzazioni
non autorizzate in cui la mafia ha realizzato profitti spaventosi.
Perciò noi del Nord che chiediamo che lo Stato funzioni e per funzionare
pensiamo debba avere alla propria base anche la certezza del diritto, abbiamo
tutte le ragioni per respingere con la dovuta fermezza questa minaccia di discriminazione
che qualcuno vorrebbe imporre, forte del peso numerico e delle amicizie con
i signori del palazzo.
Piccoli proprietari lombardi, piemontesi, veneti, trentini etc. pagheranno
condoni per poche opere murarie fatte per necessità e per contro migliaia
di speculatori del Sud dovranno farla franca?
A Paleremo la più grande delle vergogne ha visto centinaia di persone
sfilare dietro a cartelli inneggianti alla Mafia; a Torino cassintegrati, per
la gran parte provenienti da regioni che non sono quelle settentrionali, chiedono
la tutela di Gheddafi. E logico che tutto ciò accada: nella mentalità
di qualcuno "franza o spagna basta che se magna". Ma, per favore,
non ci venga a dire il senatore socialista (ahimè) piemontese Norberto
Bobbio che "la mafia è una vergogna nazionale". Queste vergogne
non appartengono a noi lombardi, vittime di una demagogia e di una violenza
bastonatrice e prevaricatrice. Noi, semmai, stiamo subendo ingiustizie enormi
che favoriscono immunità illegittime.
Ma è almeno finito il tempo in cui subivamo in silenzio.
Roberto Gremmo
TARIFFE AUTOSTRADALI
(non aggiornate allultimo aumento)
ITALIA
colonie padano-alpine
tariffa: lire al km
tariffa: lire al km
Tratta
10 - 15 HP
oltre
15 HP
Tratta
10 - 15 HP
oltre
15 HP
Napoli-Salerno
11,5
16,3
Genova-Sestri L.
53,7
63,0
Roma-LAquila
35,6
42,6
Piacenza-Brescia
43,4
61,8
Roma-Pescara
39,2
46,8
Milano-Chiasso
65,1
98,8
Roma-Napoli
41,6
60,3
Savona-Francia
114,1
159,5
Pescara-Bari
41,6
60,6
Milano-Francia
81,8
106,1
VARES: nel cuore della Lombardia
Comera già accaduto in Friuli, in Sardegna, nel Veneto, ecc...,
anche a Varese, dai cartelli stradali è stata tolta la E finale per cui
si legge Vares alla lombarda, come è stato per millenni e non più
Varese allitaliana. Ci vuol poco a capire che dietro a una simile correzione
cè una volontà popolare che scalpita e rompe gli indugi
contro lapolidismo che i partiti romani vorrebbero continuare ad imporre.
E vero che la correzione dei cartelli stradali non è contemplata
dalle leggi vigenti e, se si vuole che Varese sia anche Vares, la via da seguire
è quella della mozione al Consiglio Comunale, richiedendo che vengano
installati cartelli bilingui. Ciò è già avvenuto in altre
località della Lombardia e avviene normalmente in numerosi Paesi civili
del mondo.
Assolutamente inaccettabili sono invece le dichiarazioni del Sindaco di Vares,
Sabatini, che ha dichiarato al quotidiano locale "La Prealpina" che
togliere la E finale di Varese dai cartelli stradali è da paragonare
allepisodio antisemitico avvenuto qualche anno fa al Palazzetto dello
Sport ad opera dellarea filo-romana, cioè fascista.
Per colpa di pochi, che non rappresentano né la storia, né i
sentimenti, né le aspirazioni, insiste con le sue illuminate affermazioni
Sabatini, Vares non dà una gradevole immagine di sé al di fuori
dei confini cittadini.
Noi che pensavamo che limmagine di Vares fosse compromessa dal lago che
è una fogna a cielo aperto, dal traffico cittadino caotico per mancanza
di una tangenziale che sulla carta doveva essere fatta 20 anni fa, dalle ingenti
distruzioni di territorio operate dalle cooperative edilizie dei partiti, evidentemente
sbagliavamo. E Vares che compromette Varese!
TAS LUMBARD!
Giuseppe Leoni - (Cons. Comunale di Vares)
DIFFAMAZIONE
Negli ultimi tempi due grandi quotidiani hanno pubblicato altrettanti paginoni
sulla LEGA, impostati su altrettante interviste al Segretario Bossi. Inutile
dire che quanto riportato è in larga parte diffamazione. Se noi accettiamo
di farci sputare in faccia da questa gente è solo perché questo
è lunico modo per far sapere a tutti i Lombardi che ci siamo, nella
convinzione che ciò servirà alla causa della libertà della
Lombardia e al superamento di un regime totalmente immorale.
RIAA (i torrenti)
movimento giovanile della Lega Lumbarda
Riscopri con noi il gusto dellonestà di fare politica, nel modo
pulito che la tradizione lombarda ci ha insegnato.
Noi siamo lombardi e la Lombardia di domani sarà nostra. Noi non la
vogliamo schiava di Roma!
Autonoma e libera dovrà essere la nostra terra. Libera nella sua identità
sociale, politica, etnica, nel moderno slancio verso lEuropa federale
dei popoli.
NE STATO CENTRALISTA, NE EGEMONIA MERIDIONALE
7 milioni di Lombardi, su 9 di residenti, vogliono
LAUTONOMIA DELLA LOMBARDIA
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Lombardo.
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