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Cattaneo, il ritorno del "gran Lombardo"

di Ettore A. Albertoni
(da la Padania, sabato 8 settembre 2001)

L'opera e la figura di Carlo Cattaneo (1801?1869) sono più noti per fama riportata ed Indiretta che per lettura diretta. E' una considerazione amara che riguarda non solo il grande pubblico ma anche coloro che fanno parte della comunità culturale e scientifica nelle sue numerosissime quanto diversificate sfaccettature e specializzazioni.

Nonostante, tuttavia, questa ostilità della cultura ufficiale, sempre dimostratagli dalla proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861) in poi, Cattaneo a partire dai terribili anni quaranta del Novecento è stato scoperto e studiato. Oggi il grande Lombardo é più che mai attuale e non solo per il suo federalismo, progetto ed eresia politici con i quali sono stati e sono costretti a fare i conti sia tutti i pigri studiosi di storia nazionale quanto i conformisti analisti della politica contemporanea. Va, in modo particolare ricordato, che con Cattaneo la 'ragion di Stato', questo gravoso quanto controverso legato della tradizione italiana di studi politici, si dissolse in positivo e guardando in avanti, al futuro, in quelle che sono le moderne e contemporanee 'ragioni dei Popoli'.

IL MAESTRO ROMAGNOSI

In questo modo il 'princípio di nazionatità ? che il suo Maestro Gian Domeníco Romagnosi (1761?1835) aveva con un neologismo chiamato:'etnicarchia': potere cioè che deriva dall'ethnos, dalla gente, dai popolo ~ stava alla base del suo federalismo come conseguenza del fatto che egli faceva derivare la sua proposta politica ed istituzionale proprio dalla base della società, dalla comunità dei valori e degli interessi degli uomini. Non casualmente nei pensieri del loro Maestro che Alberto e Jessy Mario raccolsero nel volume "Carlo Cattaneo. Cenni e reminiscenze" (1884) e che intitolarono "Scintille di 'Filosofia Civile`, c'è una splendida frase che sintetizza tutto il suo pensiero sia istituzionale che sociale: "Uno Stato è una gente e una terra".
Per Cattaneo il fondamento giuridico della sua proposta di organizzazione federativa dello Stato per un'Italia che doveva necessariamente rinnovarsi, anzitutto sul piano sociale econormico e culturale, non poteva essere che la libertà. L'ordinamento nazionale e regio ? con il suo carattere accentrato ed uniformante rispetto alla profonda e plurale diversità di esperienze, storie, culture e sviluppi territoriali ? non poteva che essere autoritario. E l'unificazione amministrativa e statalistica era di per se stessa soffocatrice di ogni autonomia, della libera iniziativa, della libertà. La politica e le istituzioni dovevano per lui procedere dalla base sociale verso l'alto e non mai viceversa perché solo il rispetto della pluralità dei centri politici, avrebbe potuto assicurare la posperità della società nella responsabile ed autogovernata direzione del suo sviluppo morale e civile. Alternativa più radicale al processo di unificazione italiana e di costruzione dello Stato non poteva venire delineato sia nei confronti del giacobinismo mazziniano che nel più empirico e realistico lealismo sabaudo del liberalismo moderato.

UN OSTRACISMO "GUIDATO"

Queste sono, dunque, le motivazioni di ostracismi radicati e per molti aspetti ancora vivi, seppure mimetizzati da apparati concettuali ideologici' e partitici sorti successivamente. Queste sono anche le ragioni per le quali il pensiero di Cattaneo per molti aspetti non é stato ancora ?come sarebbe auspicabile ?conosciuto, diffuso, interiorizzato e capito per quello che fu: una rara quanto preziosa espressione di realismo e di cultura politica ed istituzionale inserita dentro la folta schiera di generosi quanto inesperti e romantici sognatori. Nel breve periodo storico la Realpolitik di uno statista di grande razza come Camillo Benso di Cavour canalizzò nell'apparato statuale piemontese, nella 'conquista regia', tanta passione ma sul medio periodo ? scomparso Cavour nel 1861 quasi contemporaneamente alla nascita del suo capolavoro istituzionale e politico? iniziò per l'intero Paese una serie di irrisolte crisi che da allora giungono, secondo fasi alternate per intensità e gravità, sino a noi.
Non a caso Piero Gobetti (1901?1926) scrisse di lui mentre il fascismo stava seppellendo il Regno costituzionale nato dal Risorgimento che: "la forza dinamica del suo pensiero è stata nel secolo scorso meno esuberante di quella di Mazzini, il suo spirito ci appare ora meno indeterminato e meno vaporoso, la sua figura più ricca di insegnamenti, la sua eresia politica può presentarsi ancora come un programma, i suoi scritti non sono diventati illeggibili come 'I doveri dell'uomo'".

Da queste sintetiche considerazioni ne deriva che per parlare di Cattaneo e di questa sua singolarissima sfortuna/fortuna occorre, almeno a mio avviso, prima di tutto conoscerlo inserendolo nei contesti culturali e sociali in cui visse.
Sul piano più generale dell'interpretazione di quel fenomeno complesso e niente affatto rettilineo che è il 'Risorgimento' occorre operare un lavoro di ricostruzione e di documentazione di grande impegno ed assai lunga durata che investe l'intero periodo storico che va dal tramonto degli antichi regimi con l'entrata in Italia dell'armata repubblicana francese guidata da Napoleone Bonaparte (1796) alla nascita della Repubblica Italiana a fondamento regionalistico ed autonomistico (art. 5 Costituzione vigente) nel 1946?47.

Ricorrendo quest'anno il Secondo Centenario della nascita di colui che nell'Ottocento e per larga parte del Novecento venne indicato quale 'filosofo civile' per eccellenza ho ritenuto ? come studioso del pensiero e dell'opera del suo Maestro Romagnosi e suo prima che come Assessore Regionale alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia ? che fosse doveroso non indulgere alla retorica. In modo particolare nel ricordo culturale e scientifico, divulgativo ed attualizzatore di uno tra i pochi ? originali e concreti ? pensatori politici dei XIX secolo. Di una personalità che, dedicatasi per tutta la vita a combattere battaglie generosissime quanto nel suo tempo perdute, ha avuto la grande ventura di diventare, invece, ai giorni nostri il protagonista di un autentico 'miracolo laico' dal momento che sul pensiero e, molte volte, sulla stessa figura di coloro che furono i suoi antagonisti è scesa sempre più fitta la coltre dell'oblio o, peggio, di una conoscenza dozzinale priva di costrutto e di visitazioni critiche. Quindi tale da indurre alla ripulsa più che all'attenzione ed all'approfondimento.

La Collana "La Lombardia di Carlo Cattaneo" che la Regione ha promosso vuole essere un contributo efficace, organico ed accessibile per tutti. Capace di stimolare l'interesse a meglio approfondire la conoscenza di una personalità, eminente quanto creativa ed originale, dell'Ottocento lombardo, italiano ed europeo. Una proposta che è davvero molto nello 'stile Cattaneo '.

Sono passati due secoli dalla nascita di Carlo Cattaneo e 132 anni dalla sua morte eppure la sua 'mente' ? come si usava dire nell'Ottocento per indicare pensiero e valori ? parla ancora alle nostre menti ed ai nostri cuori Il 15 giugno scorso a Milano, nei saloni della Società del Giardino e della quale Cattaneo fu socio, il primo Presidente della Regione Lombardia eletto direttamente dal popolo, Roberto Formigoni, ha ricordato la profondità ancora vivissima e stimolante del grande Lombardo. Lo ha fatto presentando il primo dei cinque volumi che raccolgono gli scritti che Cattaneo nel corso della sua vita e della sua esperienza dedicò alla sua Lombardia.

Per conoscere ed apprezzare il pensiero di Cattaneo e per valutare la portata ancora dirompente della sua eresia polica ed istituzionale mi è sembrato assai pertinente partire d agli studi che eg1i dedicò alla sua terra nativa. Cattaneo non amava la politica faziosa e parolaia. Nell'ottobre
del 1848 scriveva da Parigi alla moglie: "La politica è puro odio e lotta perpetua: vi sono certi che se ne deliziano; ma io son nato per lavori di una natura più quieta". Da qui la scelta, proprio sul finire dell'anno rivoluzionario per eccellenza ? il 1848 ? tanto da essere chiamato "anno dei portenti, di trasferire la sua residenza a Castagnola, nei pressi di Lugano, dove dimorò da allora sino alla morte.

LUCIDITA' E AZIONE

Fu, quindi, un uomo di studi e non 'd'azione' anche se nella necessità delle contingenze storiche cercò di fare la sua parte (a Milano durante le Cinque giornate; a Napoli con Garibaldi; nel 1867 a Firenze dopo l'elezione a deputato al Parlamento per il Collegio I di MIlano. Tuttavia la sua partecipazione ebbe vigore grazie sempre alla forza del suo pensiero giacché era più forte in lui la lucidità della previsione realistica e critica rispetto agli entusiasmi che nascevano da eventi che ? pur rilevanti e, spesso, travolgenti ? egli non mancava mai di considerare contingenti se non in grado di fondare stabilmente líbertà concrete, diritti resporisabili e doveri equilibrati.

Il primo volume della Collana regionale ? "Dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della guerra successiva" ? assume davvero un carattere essenziale per introdurre alla conoscenza di Cattaneo. Volume di netto impianto lombardo considera l'eroismo generoso e costruttivo del popolo milanese che sfida e vince le numerose truppe imperiali di Radetzky e le grette ed avvilenti miserie della guerra regia di Carlo Alberto. Nella primissima versione francese Cattaneo fece conoscere entrambi questi fatti in un'Europa in fiamme e quale testimonianza di verità.

La breve quanto amarissima esperienza del 1848 rafforzò, soprattutto, in lui la convinzione che solo una Lombardia autonoma in un contesto federativo più ampio, italiano ed europeo, avrebbe davvero potuto essere componente fondamentale della Confederazione italiana che voleva e progettava secondo la sua più che mai anticipatrice visiorie di una Europa di Popoli, Comunità e Libertà.

Il secondo volume della Collana sarà pubblicato nel prossimo autunno e raccoglierà testi di grande importanza per la conoscenza di Cattaneo e dei suoi ancora oggi insuperati studi sull'anima e sulla realtà storica geografica ed economica della Lombardia. In un unico volume compariranno, infatti, sia "Notizie naturali e civili su la Lombardia" (1844), sia il celebre saggio storico ? politico 'La città come principio ideale delle istorie italiane" (1858).

La Regione Lombardia ha richiesto per questo impegno di ricerca e di divulgazione il contributo scientifico del glorioso Istituto Lombardo. Accademia di Scienze e Lettere presieduto da Antonio Padoa Schioppa; di un apposito gruppo di studio formato ? oltre che dallo stesso Padoa Schioppa da Giorgio Rumi, Enrico Decleva, Maurizio Vitale, Robertino Ghiringhelli, Franco Livorsi e Romano Bracalini e la collaborazione dì studiosi ? un nome su tutti. Luigi Ambrosoli che hanno dato importanti ed originali contributi di studio sul pensiero e l'opera di Cattaneo. La strada per conoscere Cattaneo a tutti i livelli è ormai aperta.


(E. A. Albertoni)

 

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