Notizie dal
Corriere della Sera


Franco Manzoni
il 20 Febbraio 2001 nell'inserto
"Cronaca di Milano"
ha scritto:

INTERNET
PARLA IN MILANESE

ll dialetto è in via di estinzione, ma ora due siti insegnano a parlarlo e ritrovano storie e proverbi



"Alla pace liberatrice dei popoli", cioè alla pace della Restaurazione austriaca, è dedicato l'atrio napoleonico di Porta Ticinese



Il vicolo delle Lavandaie: la sua consezrvazione come cimelio della vecchia Milano è tutelata dalla legge.

 

Il dialetto milanese sta scomparendo dai quartieri, ma conquista Internet. resta vivo solo in alcune roccaforti, da Porta Cicca a Lambrate, è soprattutto parlato da gente di età superiore ai 50 anni, ma ora può essere imparato in ogni parte del mondo cliccando su:

www.elsitmilanes.it oppure www.carelmecarmilan.it.

È strano ma curiosamente utile che l’informatica venga in aiuto di una lingua, che si trova da tempo in sala rianimazione. E la situazione è critica non solo per il vernacolo, ma anche per la cultura e le tradizioni della nostra città. Pur in epoca di globalizzazione, dimenticare le proprie radici significa voler cancellare la storia di un popolo intero. Il dialetto è ancora oggi il nerbo della realtà espressiva, la testimonianza più vivace e viva dell’esistenza umana, l’espressione sonora della fantasia. Così ora, collegandosi a www.elsitmilanes.it si possono gustare liriche dialettali, approfondire "I promessi sposi" nella versione del poeta Marco Candiani, che li ha recentemente tradotti in 500 sestine rimate in purissimo vernacolo meneghino, apprendere la fonetica e la grafia del dialetto, seguendo le regole che vennero utilizzate da grandi autori quali Carlo Maria Maggi, Carlo Porta e Delio Tessa. Il sito — che fa riferimento alla tipografia Marketpress di via De Sanctis 34, che stampa numerosi volumi in dialetto e un simpatico calendario senza copyright, anzi invita tutti a copiarlo e a diffonderne il messaggio anche fuori delle mura spagnole "prima che vègna nòtt", cioè subito — propone inoltre numerosi proverbi sintesi di saggezza popolare, tradotti e spiegati. Sul tema dei valori etici tramandati attraverso le generazioni basta ricordare "quell che te ghe insegnet al tò fioeu, te ghe insegnet al fioeu del tò fioeu" (quello che insegni a tuo figlio, lo insegni a tuo nipote), oppure "chi l’è mai content, el troeuva mai la cadrega che va ben" (chi non è mai soddisfatto, non trova mai la sedia giusta).Poi, tra i tanti modi di dire, ecco "schiva l’oliva" (evita guai giudiziari), con palese riferimento al carrozzone dei carcerati, un tempo color verde oliva, che li portava al tribunale, che era in piazza Beccaria o alla Corte di Assise in via della Signora. E ancora "var pussee la lappa che la zappa" (vale più l’abilità di parola che la fatica del lavoro), "invers come ona pidria" (rovesciato nell’umore come un imbuto), "l’ha mangiaa la foeuja" (ha mangiato la foglia), che deriva dall’esperienza della vita agreste, esattamente dall’allevamento dei bachi da seta, un detto che, per traslato, significa "si è evoluto "e perciò lo si usa per chi, pur non avendo subito compreso una determinata vicenda, tutto a un tratto ne scopre il significato reale o il trucco, che precedentemente lo aveva ingannato.

Pure su www.carelmecarmilan.it si possono già trovare poesie dialettali, anche se il sito è ancora in costruzione.

Ricordare vuol dire aggrapparsi alle radici, non scordare che Milano, pur sapendo da sempre accettare processi di integrazione di etnie e costumi diversi, possiede una propria identità, una storia, una cultura e un modo di esprimersi tutto suo. È un peccato mortale perdere definitivamente il meneghino, senza tentare qualsiasi via possibile per salvaguardarlo. Certo, sarebbe veramente strano, o meglio incredibile, se fosse proprio Internet il gommone di salvataggio nel contribuire a fermare la lenta ma inesorabile estinzione della lingua meneghina. anzi, con speranza e un certo palese ottimismo, Internet potrebbe far si che qualcuno si metta in testa di ricominciare — magari a Porta Cicca o dall’altra parte del mondo —, almeno un po’, a parlare e a scrivere in meneghino, a dare nuova linfa al nostro vernacolo, magari chattando in milanese, perché difendendo le potenzialità del dialetto, si tutela anche l’italiano e la possibilità di creare nuove parole.

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