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STEMMA
A QUATTER QUADER
BIANCH E NEGHER
Oltre agli
attacchi dei nemici esterni, alle pagine bellicose della resistenza
al Barbarossa, delle ultime difese tentate dai repubblicani di
Ambrogio Trivulzio contro le schiere armate di Francesco Sforza,
e a quelli delle barricate del 48, la porta vanta modestamente
la vittoria riportata su otto ondate di demolitori indigeni altrettante
volte inutilmente ritornati alla carica per abbatterla, in nome
dei decantati diritti del traffico cittadino. Cominciarono gli
accoliti del Firmian (Pollack e Piermarini) che abitava di fianco
alla chiesa di S. Bartolomeo; ripresero lassalto i loro
successori nel 1821, dopo il rinnovo del selciato del Corso di
Porta Nuova, rintuzzati dal Consiglio Comunale del 27 novembre
1823 dalla difesa che valse al Rovani il titolo di guardian-portone
onorario. Una terza ondata ricominciò la battaglia nel
1839, validamente contenuta da Carlo Cattaneo: i demolitori si
ripresentano nel 1845, in Consiglio Comunale ottenendo soltanto
undici anni dopo, nel 1856, un allargamento e un problematico
restauro dei due vani pedonali laterali (difensori, questa volta,
Carlo Tenca e il Nava). La tranquillità non doveva durare:
inaugurandosi nel 1861 la Stazione Centrale, lo spinoso problema
ritornò sul tappeto. Nel 1869, come nel 1931 e nel 1951,
il calunniato "ciarpame e i rottami archeologici ingombranti"
tornarono al cosiddetto onore delle gazzette: ma anche al sesto,
settimo e ottavo assalto i portoni riuscirono a sopravvivere:
adeguate opere di adattamento hanno oggi permesso una sezione
utile di efflusso pari a quella della via Manzoni, sicché
parte improbabile (se non presumiamo troppo) una prossima ripresa
delle secolari battaglie.
Sestiere
di Porta Nuova
distribuito nelle cinque contrade dei Rostri
o dellAquila, dei Bossi, della Mazza, degli Andegari, della
Spiga.
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