On scagn ross su fond bianch

Ricostruita non senza le licenze proprie ai restauri del suo tempo, dal giovane Camillo Boito con merli necessariamente guelfi ad uso di una città che fu guelfa o ghibellina a seconda delle convenienze e del colore del combatente che le stava di fronte, non potè mai godere di una buona stampa. Il Romussi la giudicava risultato di insipienza.

Sestiere di Porta Ticinese
distribuito nelle contrade della Lupa, di Sant'Ambrogio, delle Cornacchie, del Torchio e della Vetra.

 


Le Pusterle di Porta Ticinese

Pusterla Fabbrica o dei Fabbri demolita nel 1900, dopo aspre battaglie tra i fautori della conservazione e i loro avversari.
Se ne conservano i rilievi e se ne può osservare la ricostruzione nel Museo Storico del Castello. La relativa torre, pressocchè quadrata metri 12,70 di lato si trovava a pochi passi dal monumento poi arrivato alla memoria di Cesare Correnti.

Pusterla di Sant'Ambrogio ricostruita dal Chierici poco prima dell’ultima guerra, interrompeva il dosso o reinterro che probabilmente si estendeva dalla via Lanzoni (chiesa di San Michele al Dosso) fino alla via Terraggio (Chiesetta di San Pietro al dosso). Fuori della pusterla riuscì a perfezione "il mirabile inganno" col quale G. Galeazzo Visconti mise le mani addosso allo zio Bernabò per trasportare a Trezzo, dove può darsi sia stato avvelenato. Il complesso era eccezionalmente costituito da due archi e due torri: fuori, verso la campagna, stavano i chiosti di San Vittore: cui si accedeva con tracciato stradale parallelo. Il tracciato fu spostato verso Nord, quando gli Olivettani capovolto l’orientamento della loro chiesa, aprirono un nuovo ingresso proprio dopo, prima si curvava l’abside demolita.