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Tettamanzi sulla
cattedra di Ambrogio |
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le radici I consigli di Giuditta, 91 anni, la mamma dell'arcivescovo di Milano che rivela: <<Avevo chiesto a Dio di avere un figlio sacerdote. Mi ha accontentato. Adesso non mi resta che ringraziare>> |
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DAL NOSTRO INVIATO A CARUGO (COMO) MARINA CORRADI Cera una volta, nella Brianza degli anni Trenta, una ragazza che sognava, come le altre, di sposarsi e av~r figli. Ma con una domanda in più: che di quei figli, uno diventasse sacerdote. Non lo aveva mai detto, quel desiderio così intimo, alI'infuori, dopo le nozze, che al marito. Una speranza silenziosa, un segreto. Fatto sta che, primogenito, nacque Dionigi, e non era che un bambino dell'asilo quando spiegava alle suore che lui, da grande, sarebbe stato prete. Il viaggio alle radici dell'ultimo successore di Ambrogio porta in una villetta della Brianza, simile a mille altre. I fornelli, le tendine alle finestre, le foto di famiglia alle pareti. E seduta davanti a te questa minuta signora con i capelli bianchi, che racconta con un filo di voce i suoi 91 anni. Parli piano anche tu. all'inizio, come per paura di urtarla. Ma più l'ascolti, più ne scopri l'intima solidità, una robustezza da quercia nascosta dietro l'apparente debolezza. Poche e profonde certezze: ogni cosa va domandata a Dio, e a Dio, qualunque cosa mandi, bisogna rispondere di sì. Una fede antica, rigorosa quella di Giuditta Tettamanzi. Una donna forte, rimasta a quattro anni orfana della madre, morta di parto. Una donna che la sera, accanto alla stufa, leggeva ai suoi tre figli - Dionigi, Giovanna, Antonio - una grande Bibbia illustrata. Le parole e le immagini straordinarie penetravano nei pensieri dei bambini prossimi al sonno, e vi affondavano per sempre le radici. Noè, Abramo, Isacco, nomi solenni ma |
familiari, resi amabili dall'essere stati tante volte pronunciati
dalla madre prima di dormire. Dionigi ha un
carattere iieto «era sempre contento>> dice Giuditta.
Il primogenito diventa presto il pupillo del parroco,
don Pasquale Zanzi, che ridendo gli dice un giorno
che, perfareilprete, ti set trop furb, ma lo presenta al
cardinale Schuster: <<Questo, bisogna farlo studiare>>.
Dionigi ha già deciso, e non piange quando la mamma
nell'ottobre del '45 lo lascia, a undici anni, al seminario
di Seveso. <<Nemmeno io ho pianto>> ricorda lei
<<e nemmeno quando ha detto Messa. Non ho mai
pianto, per non essere ingrata con Dio, che mi aveva
accontentato>>. Perché le donne come la signora Giuditta, col Padreterno paiono avere un filo diretto. Ne parlano con un accento di assoluta certezza, come di un padre in carne e ossa cui ogni cosa si può domandare. Dice, Giuditta, dei suoi tre figli che <<le hanno dato solo gioie>>. Li avrà cresciuti bene, rispondi. Lei scuote la testa. <<Quello che possiamo fare noi è molto poco. L'unica cosa importante, è domandare>>. Ammutolisci: tutto il nostro fare e preoccuparci in fondo inutile, di fronte a quella domanda ostinata ripetuta in mille rosari. E non ti pare più fragile questa minuta vecchia signora che hai di fronte: forte invece, tessuta di una trama indistruttibile. |