| Il Milanese "facile"?
Non Porta a nulla
Riflessioni a margine della situazione attuale: i
rischi della scarsa conoscenza della lingua ambrosiana
Da "la Padania"
di martedì 21 agosto 2001
|
|
Succede talvolta che articoli o lettere di lettori riportanti frasi dialettali, pubblicati su queste stesse pagine o su altre testate, contengano errori grammaticali. Ciò irrita tantissimo i cultori della materia, non senza ragione. D'altra parte, è difficilissimo riprodurre correttamente per iscritto le parole di lingue che non sono mai state insegnate nelle scuole pubbliche e la redazione non può né sgridare, né mettere alla berlina collaboratori animati dalle migliori intenzioni. Il problema è serio: in un modo o nell'altro, soprattutto la Padania deve contribuire a mantenere vivo l'uso delle lingue locali. Sull'argomento, intervengono due esperti lombardi che forniscono utili indicazioni su come limitare i rischi di una cattiva comunicazione. La situazione attuale dei dialetti in genere, e del
lombardo m particolare, non è dovuta alla superiorità
dell'italiano in sé, che pure nasce da un dialetto, ma perché
i Lombardi, proprio nei secoli del primo sviluppo, ne hanno lasciato
l'evoluzione prevalentemente alla sola tradizione orale. Ma i dialetti sono lingue con una propria dignità.
La loro letteratura ci tramanda un mondo di tradizioni, storie, cultura
di grandissima portata. e non devono essere banalizzati e ridotti
a fonte di frasi idiomatiche utili per civetterie in prestito. Mentre
ai ragazzini 1. USATE I DIZIONARI! Per i dialetti principali lombardi esiste un apparato
di idonei strumenti grammaticali aggiornati ed una tradizione di grandi
opere letterarie di sicuro riferimento, dizionari affidabili, lavori
scientifici che hanno già affrontato la questione: pronuncia
e scrittura, ed hanno disciplinalo l'uso di accenti, dittonghi, trittonghi
e relativa fonetica, in modo sufficienti per avviare a stabilizzare
nell'area padana le corrispondenze tra suoni e scrittura ed avviare
su larga scala una uniformazione delle varie grafie. Rendendoci comunque
conto del particolare 2. EVITARE Oggi le difficoltà di sviluppo del dialetto,
oltre alle carenze d'insegnamento, risiedono in parte nel contrasto
politicoideologico di marca nazionalista e dalla presunzione da parte
di alcuni di conoscerlo e di poterlo scrivere a orecchio personalizzando
così le corrispondenze fra suoni e scritto, e assimilando inconsciamente
il dialetto all'italiano di fatto ne corrompono la natura. In questo
sconclusionato fare, otteniamo un risultato curioso che potrebbe malamente
essere inteso come la forza di una lingua: sembrerebbe che anche parlando
sgrammaticato ci si possa capire ugualmente. Questa è invece
decadenza culturale! Ma consoliamoci non sta accadendo qualche cosa
di simile all'italiano? 3. LE REGOLE SONO E allora? Avviamoci con serenità allo studio
del nostro dialetto, non sono moltissime le regole da imparare per
chi già lo parla o solo lo capisce. Ai neofiti per apprenderle
verrà richiesto un diligente impegno (almeno per i primi tempi).
L'uso del dizionario è vivamente raccomandato a tutti, quale
strumento di lavoro che dovrebbe essere sempre a portata di mano (in
tutte le lingue), per il buon comporre e ben esprimere le proprie
idee. 4. NIENTE Le leggerezze non istruiscono all'uso corretto della lingua dichiarata. Il milanese può essere assunto come punto dí riferimento e base linguistica da adottarsi nell'uso comune e specialistico in quanto è ricca di opere letterarie e teatrali d'importanza europea, è sorretta da grammatiche corrette è dotata di dizionari enciclopedici, che ne studiano anche l'evoluzione storico filologica. Ove necessario, per il suo arricchimento ed aggiornamento lessicale si può attingere a vocaboli non usati in città e conservati negli altri dialetti limitrofi spesso denotanti oggetti specifici locali non presenti altrove ( es: nomi di pesci, frutti, attrezzi di lavoro etc ... ). Riguardo l'aggíornamenIo tecnico scientifico riteniamo sia normale e universale recepire sempre nuovi vocaboli anche da altre lingue. Su questa strada in Lombardia non devono crearsi disaccordi perché, nell'ambito della propria isoglossa, la lingua è in sostanza unica per tutti i fratelli lombardi verbanesi, novaresi, ossolani, ticinesi, i valtellinesi, comaschi, brianzoli, varesini, milanesi, lodigiani, pavesi, bresciani, mantovani, cremonesi, lomellini, vigevanesi, etc... 5. VISITATE INTERNET 6. ATTENTI AL RIDICOLO Invitiamo tutti i Padani a fuggire l'uso del dialetto
i scorretto in quanto abuso fuorviante per la rivendicazione della
identità. La lingua è la nostra favella, è una
cosa seria da coltivate e studiare, è il nostro mezzo di comunicazione,
è la testimonianza di antiche radici e tradizioni è
la nostra Cultura. Noti è un'accozzaglia di parole e locuzioni
da cabaret, anche se alle volte il dialetto, proprio perché
lingua madre, si presta bene a rappresentare le situazioni comiche
della vita (come in tutto il mondo). Chi ne fa uso a sproposito cade
nel ridicolo coinvolgendo tutti.? 7. NON ITALIANIZZARE Un altro pericolo reale per il nostro dialetto è
italianizzarsi troppo, cosa ben diversa dall'attingere, nel senso
di cui sopra, ai patrimoni di altre culture, fenomeno vissuto in parte
dal milanese e dagli stessi volgari europei, quando nel medioevo uscirono
dal latino e si avviarono ad acquisire una propria specificità.
Per fortuna il nostro dialetto la propria specificità l'ha
già raggiunta da tempo, oggi dobbiamo solo mantenerlo vivo
correttamente, con attenzione e studio. Con l'uso quotidiano del SUO
dizionario possiamo trovare molte delle parole che invece tendiamo
a prendere frettolosamente a prestito altrove. Non dobbiamo trasformare
la nostra lingua in un "pidgin! ? lombard, parallelo dell'altro...
italian di cui altri si stanno già occupando.
|
© Angiol Verones 2001